effetti collaterali
Il mio lavoro produce effetti collaterali. Che riguardano soprattutto scienza e tecnologia. Ne parlo qui.
venerdì, novembre 12, 2010
mercoledì, novembre 10, 2010
Ancora sulla realtà aumentata
Chi vi può aumentare la realtà,
se per caso non vi basta la dose normale.
Il componente elettronico che sta portando la realtà aumentata nelle nostre vite è un MEMS - microelectromechanical system, cioè un micro sistema elettromeccanico. Un piccolo contenitore in resina epossidica, simile ai normali circuiti integrati, contiene un microscopico corpo vibrante le cui proprietà fisiche permettono emulare un accelerometro e un giroscopio elettronico. Insieme alla bussola elettronica e al GPS, questo MEMS ha reso tascabile la realtà aumentata.
Questa triade riesce infatti a dire al software non solo la vostra posizione (GPS) e la direzione verso cui state puntando l’obiettivo (bussola), ma anche se state guardando in alto o in basso, se state camminando, se tenete l’inquadratura fissa o state spazzando un panorama.
Il grande mercato della realtà aumentata, o “realtà mista” se preferite, passa oggi da qui. Gli occhiali interattivi, con proiezione di informazioni sulle lenti, sono rimasti nell’universo dei piloti militari, o in altri mondi con ricchi budget e pochi utilizzatori. I numeri, e quindi gran parte dello sforzo creativo, viene concentrato sulle applicazioni per telefoni. Così ne abbiamo provate alcune.
Se ci sembrava fantastico il servizio reso dal navigatore dell’auto (e fantastico pensiamo lo sia veramente), restiamo un po’ intontiti a guardare cosa potrebbero fare programmi come Layar o Yelp o Wikitude World Browser o Robotvision o Junaio o altri che declinano lo stesso tema. Sono “browser ambientali”. Inquadrando il mondo intorno a dove ci si trova ecco che lo schermo di popola di etichette che riportano il nome dei ristoranti e i commenti sul menù. Seguono le fermate degli autobus, la storia di un monumento, la posizione e l’umore dei nostri amici, la direzione da prendere per andare al prossimo appuntamento, le informazioni sul traffico, i bancomat, i distributori di benzina. Sono una evoluzione dei navigatori satellitari e gli aggiungono un po’ di vita. Mischiano immagini reali con simboli e dati di archivio, anche aggiornati da altri utenti. Su questo genere di applicazioni si concentra gran parte dell’interesse degli sviluppatori. Tutti sperano di mettere le basi per un qualcosa che diventi lo standard, tutti desiderano prendere una fetta del mercato, tutti sperano che la propria fetta produca una rendita da posizione nel mercato della promozione e della pubblicità. I software sono belli ma ci lasciano sensazioni contrastate. Abbiamo bisogno di tutto questo?
Un altro tema molto declinato è quello del firmamento. Non in poesia ma in mappe interattive che aiutano a riconoscere le costellazioni, a individuare i satelliti geostazionari, i pianeti e le stelle. Ci sono StarMap, Pocket Universe, Distant Suns, iStellar, iAstronomica, GoSkyWatch, Uranus e qualche altro. Praticamente tutti permettono di puntare il telefono e avere una immagine grafica delle costellazioni in cielo, permettono di avere il nome delle stelle, le loro caratteristiche principali. La differenza sta negli archivi (StarMap pro costa 15€ e ha 2,5milioni di stelle memorizzate, altri costano meno, se vi accontentate di 500mila corpi celesti).
Le montagne fanno il paio con il firmamento. Ci sono PeakFinder, Peak.ar, Peaks 2.0, Panoramascope. Tutti programmi che, inquadrando un panorama, dovrebbero dirci il nome delle cime dei monti che vediamo. Dovrebbero. Gli elenchi sembrano invece un po’ carenti, oppure siamo noi che ci siamo montati la testa.
se per caso non vi basta la dose normale.
Il componente elettronico che sta portando la realtà aumentata nelle nostre vite è un MEMS - microelectromechanical system, cioè un micro sistema elettromeccanico. Un piccolo contenitore in resina epossidica, simile ai normali circuiti integrati, contiene un microscopico corpo vibrante le cui proprietà fisiche permettono emulare un accelerometro e un giroscopio elettronico. Insieme alla bussola elettronica e al GPS, questo MEMS ha reso tascabile la realtà aumentata.
Questa triade riesce infatti a dire al software non solo la vostra posizione (GPS) e la direzione verso cui state puntando l’obiettivo (bussola), ma anche se state guardando in alto o in basso, se state camminando, se tenete l’inquadratura fissa o state spazzando un panorama.
Il grande mercato della realtà aumentata, o “realtà mista” se preferite, passa oggi da qui. Gli occhiali interattivi, con proiezione di informazioni sulle lenti, sono rimasti nell’universo dei piloti militari, o in altri mondi con ricchi budget e pochi utilizzatori. I numeri, e quindi gran parte dello sforzo creativo, viene concentrato sulle applicazioni per telefoni. Così ne abbiamo provate alcune.
Se ci sembrava fantastico il servizio reso dal navigatore dell’auto (e fantastico pensiamo lo sia veramente), restiamo un po’ intontiti a guardare cosa potrebbero fare programmi come Layar o Yelp o Wikitude World Browser o Robotvision o Junaio o altri che declinano lo stesso tema. Sono “browser ambientali”. Inquadrando il mondo intorno a dove ci si trova ecco che lo schermo di popola di etichette che riportano il nome dei ristoranti e i commenti sul menù. Seguono le fermate degli autobus, la storia di un monumento, la posizione e l’umore dei nostri amici, la direzione da prendere per andare al prossimo appuntamento, le informazioni sul traffico, i bancomat, i distributori di benzina. Sono una evoluzione dei navigatori satellitari e gli aggiungono un po’ di vita. Mischiano immagini reali con simboli e dati di archivio, anche aggiornati da altri utenti. Su questo genere di applicazioni si concentra gran parte dell’interesse degli sviluppatori. Tutti sperano di mettere le basi per un qualcosa che diventi lo standard, tutti desiderano prendere una fetta del mercato, tutti sperano che la propria fetta produca una rendita da posizione nel mercato della promozione e della pubblicità. I software sono belli ma ci lasciano sensazioni contrastate. Abbiamo bisogno di tutto questo?
Un altro tema molto declinato è quello del firmamento. Non in poesia ma in mappe interattive che aiutano a riconoscere le costellazioni, a individuare i satelliti geostazionari, i pianeti e le stelle. Ci sono StarMap, Pocket Universe, Distant Suns, iStellar, iAstronomica, GoSkyWatch, Uranus e qualche altro. Praticamente tutti permettono di puntare il telefono e avere una immagine grafica delle costellazioni in cielo, permettono di avere il nome delle stelle, le loro caratteristiche principali. La differenza sta negli archivi (StarMap pro costa 15€ e ha 2,5milioni di stelle memorizzate, altri costano meno, se vi accontentate di 500mila corpi celesti).
Le montagne fanno il paio con il firmamento. Ci sono PeakFinder, Peak.ar, Peaks 2.0, Panoramascope. Tutti programmi che, inquadrando un panorama, dovrebbero dirci il nome delle cime dei monti che vediamo. Dovrebbero. Gli elenchi sembrano invece un po’ carenti, oppure siamo noi che ci siamo montati la testa.